P.Michel: “ Il pastore, il lupo ed il mercenario”
P. Michel Remaud ci aiuta a comprendere l’immagine del Buon Pastore (Giovanni 10) con l’aiuto di un testo della Mishnà.
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“Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario –che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge” (Gv 10,11-12). La Mishnà, con la precisione di un contratto d’assicurazione, specifica le circostanze “di forza maggiore” che esonerano il mercenario dalla responsabilità (mBaba Metzia 7,9). L’attacco di un lupo non è considerato tra queste circostanze ed il mercenario è obbligato a rimanere al suo posto, a combattere con la bestia feroce e a proteggere il gregge. La cosa cambia nel caso di un attacco contemporaneo di due lupi: in questo caso il pastore salariato non è considerato responsabile per l’abbandono del gregge. Nondimeno, il mercenario non è imputabile se gli attacchi, anche di un solo lupo, sono più frequenti di quanto fosse prevedibile. La Mishnà aggiunge: l’attacco di due cani non esonera il mercenario dalla sua responsabilità e lui deve sorvegliare il gregge, eccetto il caso esposto da un discepolo di rabbi Meir: quando due cani attacchino simultaneamente da due direzioni differenti. Inutile dire che per la Mishnà, il pastore non è imputabile per l’abbandono del gregge nel caso ad attaccare sia un ladro, un leone, un orso, un leopardo, un serpente o una pantera. Questa lista ci offre una descrizione preziosa e pittoresca degli animali che si trovavano in terra d’Israele, prima che questa fosse deforestata, animali che si trovavano ancora molto tempo dopo il periodo mishnico. Fino ad oggi è possibile trovare le pantere nella zona di Ein Gedi.
La precisione della Mishnà aiuta la comprensione del contrasto netto tra i due comportamenti sottolineati nel Vangelo: il comportamento del mercenario che fugge nel momento in cui si avvicina il lupo, e il comportamento del pastore fedele che non solo affronta il pericolo, ma è anche pronto a rischiare la propria vita per salvare il proprio gregge. In questo secondo caso, la grande prontezza che non è spiegabile logicamente ci fa uscire dalla parabola portandoci alla realtà: il mistero del Cristo, che è pronto a donare la sua vita per il gregge.








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