Omelia di p. Piotr Zelazko: Giornata delle Comunita’ (Festa di Sukkot 2023)

Carissime sorelle e fratelli. Tradizionalmente nella festa di Sukkot ci riuniamo per iniziare un nuovo anno liturgico. Come il popolo d'Israele nei tempi biblici, portiamo i frutti del nostro duro lavoro per ringraziare Dio che ci ha benedetto durante l'ultima stagione. Senza entrare nel modo moderno dell'uso delle quattro specie (arbaa minim): lulav (ramo di palma), hadas (mirto), arava (salice) ed etrog (cedro) vorrei segnalare il testo letterale tratto dal Libro del Levitico che leggiamo oggi e il suo significato figurato. Il comandamento dice di raccogliere “frutti di alberi maestosi, rami di palme, rami di alberi frondosi e salici” e di rallegrarsi davanti al Signore. Quando mi guardo intorno in questo momento, vedo quanto siamo felici davanti al Signore, poiché abbiamo potuto raccogliere questi frutti.
Cominciamo dal frutto degli alberi maestosi (pri etz hadar). Questi sono i nostri bambini e giovani – i frutti degli alberi belli e maestosi – i loro genitori. Che gioia pensare a tutti i campi (kaytanot) che abbiamo organizzato insieme, agli incontri dei giovani del fine settimana, ai club (moadonit) a Gerusalemme, Tel Aviv e Haifa. Vorrei ringraziare tutti gli insegnanti di catechismo a Gerusalemme e Tel Aviv, tutta l'équipe della pastorale dei bambini e giovanile, tutti i volontari che hanno dedicato il loro tempo e il loro impegno a questo lavoro pastorale. Non possiamo dimenticare il Festival della Gioventù che abbiamo celebrato a luglio e il viaggio dei giovani a Lisbona.
Ora guardiamo agli alberi frondosi (anaf etz avot): questi sono i nostri anziani. Come gli alberi di baobab, rimangono tra noi e condividono la loro saggezza. Vi ringrazio per le vostre preghiere e per la testimonianza della vostra vita vissuta con pazienza. Mi dispiace che a volte sembriamo essere occupati con le sfide di questo mondo e non ci prendiamo abbastanza cura di voi ; v promettiamo che quest'anno ascolteremo piu’ spesso e in un modo piu’ profondo la vostra saggezza.
Gli alberi dei salici (arvey nahal) sono le famiglie. Siete voi che lottate con la realtà del lavoro, delle finanze e della scuola. Siete voi che insegnate la fede ai bambini e li portate alla Chiesa e a Gesù. Vi ringrazio per questo. I nostri fine settimana per le Famiglie sono solo due volte l'anno, ma è una grande occasione per ringraziare tutti coloro che contribuiscono a prepararle. Dio doni a tutti i bambini un buon anno scolastico e a tutti i genitori la forza per affrontare le difficoltà della vita quotidiana
Infine le nostre palme (kapot tmarim): i single, i consacrati e i sacerdoti. Proprio come i datteri, siete così dolci. Costruite le nostre comunità con tante iniziative, siete membri dei consigli, preparate i rinfreschi, aiutate con la liturgia, i gruppi di preghiera, le attività online, ecc. Il mio grazie va a tutti i nostri sacerdoti che sono responsabili della predicazione di Cristo e della distribuzione dei Sacramenti in tutte le nostre comunità. È il vostro duro lavoro che porta dolci frutti. Parlando dei sacerdoti, siamo stati benedetti innanzitutto con l'ordinazione sacerdotale di p. Igino Sistilli che ha iniziato a lavorare ad Haifa, poi con p. Tiago Cardoso che ci è stato inviato dalla Congregazione dei Fratelli di Sion come cappellano della gioventù e p. Michal Misiuda responsabile delle comunità di lingua russa.
Come Vicariato, potremmo essere una piccola parte della Chiesa, ma abbiamo tanti motivi per ringraziare il Signore e tutti coloro che raccolgono come “frutti di alberi maestosi, rami di palme e rami di alberi frondosi e salici vallesi”. ” e realizzano insieme questo bellissimo cesto di frutti, fiori e foglie. Nell'ultimo e più grande giorno della festa, Gesù si alzò ed esclamò: «Chi ha sete venga a me e beva (Gv 7,37).
Carissime sorelle e fratelli. Mentre rendiamo grazie per i frutti spirituali dell'ultimo anno liturgico guardiamo anche al futuro. Questo è i nuovo anno di Grazia. Nostro Signore invita tutti noi che abbiamo sete d'Amore a venire a lui. Quanti di noi sentono questa sete ogni giorno? Quanti di noi pregano: Signore, mostrami il tuo amore? Veniamo a Lui oggi, mentre stiamo davanti all'altare e rinnoviamo la nostra fede in Lui: Tu sei il nostro Signore e Salvatore. Possano le nostre piccole comunità essere casa per tutti coloro che cercano e trovano in Gesù la fonte d’acqua viva: il senso della vita, l’assenza di paura, la forza.
Lo scorso anno, visitando i Paesi della Penisola Arabica, Papa Francesco disse: Venite a Gesù tutti voi assetati significa: veniamo insieme a Gesù come comunità, come Vicariato, come Chiesa di fratelli e sorelle che vogliono camminare insieme per stare con il Signore. Non siamo cristiani per merito nostro o semplicemente perché professiamo un credo, ma perché l'acqua viva dello Spirito ci è stata donata nel battesimo, rendendoci figli amati di Dio, fratelli e sorelle gli uni degli altri e nuova creazione. Come leggiamo nella seconda lettura di oggi: Egli è l’immagine del Dio invisibile (Col 1,15): Dio dei nostri padri, Dio d’Israele, Dio che ci ha amati e ci ha creati dal suo amore. Che tutti noi possiamo avere un anno di grazia! Gerusalemme, 30 settembre 2023
“Queste parole” mi hanno fatto pensare proprio a questa terra. Se è vero che esiste una grande distesa di deserto, ci sono sorgenti di acqua dolce che scorrono nel sottosuolo e che la irrigano. Questa è una bella immagine di chi siamo e, soprattutto, di come opera la fede nella nostra vita; la nostra umanità sembra arida in superficie per il gran numero di debolezze, paure, sfide e problemi personali o sociali di vario tipo. Eppure, nel profondo dell'anima, nell'intimità del cuore, scorre la calma e silenziosa acqua fresca dello Spirito, che rinfresca i nostri deserti e ridona vita a ciò che è arido, che lava tutto ciò che ci sporca e disseta le nostre sete di felicità” (Chiesa del Sacro Cuore a Manama, 06.11.2022).
Venite a Gesù tutti voi assetati significa: veniamo insieme a Gesù come comunità, come Vicariato, come Chiesa di fratelli e sorelle che vogliono camminare insieme per stare con il Signore. Non siamo cristiani per merito nostro o semplicemente perché professiamo un credo, ma perché l'acqua viva dello Spirito ci è stata donata nel battesimo, rendendoci figli amati di Dio, fratelli e sorelle gli uni degli altri e una nuova creazione. Come leggiamo nella seconda lettura di oggi: Egli è l’immagine del Dio invisibile (Col 1,15): Dio dei nostri padri, Dio d’Israele, Dio che ci ha amati e ci ha creati dal suo amore. Che tutti noi possiamo avere un anno di grazia!
Gerusalemme, 30 settembre 2023








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